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15/04/2012

Il Corriere di Siena: Pagine “Di terra e di pietra” per un secolo di sviluppo. Parla Emiliano Spanu, sindaco di Rapolano Terme patria del travertino

Rapolano Terme (Il Corriere di Siena) Oltre cento anni di vicende, di storie, di lotte per i diritti. Il volume “Di terra e di pietra. Cultura del lavoro e industria del travertino a Rapolano Terme” (Edizioni Effigi-primamedia editore), presentato proprio ieri nella cittadina termale, raccoglie tutto questo. Una comunità che ha vissuto sulla propria pelle uno stravolgimento epocale, e totale, che ha condotto Rapolano al passaggio da una cultura totalmente contadina e mezzadrile a quella industriale ed operaia del Novecento. Una metamorfosi provata da persone e famiglie intere che, proprio grazie alla cultura del travertino, hanno potuto aprirsi al mondo e scoprire una nuova dimensione non solo lavorativa ma anche umana e morale. «Il libro ripercorre la storia di Rapolano a 360 gradi - commenta il sindaco di Rapolano Terme, Emiliano Spanu -, tracciando le vicende della nostra comunità che hanno condotto ad una pressoché totale conversione industriale che ha portato benessere e sviluppo per il territorio. Un contributo importante non solo per Rapolano e Serre ma bensì per tutta la provincia di Siena. Oltre a questo però, ha permesso alle persone di prendere coscienza della propria dimensione sociale ed ha permesso a tutto il sistema di aprirsi al mondo».

Sindaco, una trasformazione totale che ha avuto proprio i cittadini come primi attori. Chi sono stati i protagonisti?
«Al di là degli industriali e degli imprenditori, possiamo dire che sono state le famiglie, e in particolare le donne, ad essere maggiormente coinvolte nel processo di trasformazione. Ed è anche questo il valore aggiunto del volume “Di terra e di pietra”, perché va a ripercorre proprio queste vicende strettamente personali, attraverso i racconti e le esperienze dirette. Si pensi alle donne, molte delle quali sono uscite da una dimensione strettamente domestica per andare anche loro a lavorare nelle mense che portavano il mangiare ai cavatori. Insieme a quest’aspetto è nato un microcosmo industriale che è la fotografia esatta di quello che accade in ogni parte del mondo dove si assiste ad un boom economico. Basti pensare alla nascita delle cooperative, dei movimenti operai e sindacali: elementi sociali e corporativistici che hanno contraddistinto tutto l’apparato industriale rapolanese. Una spinta che ha portato il travertino delle cave di Rapolano e Serre ad essere famoso nel panorama italiano ed internazionale. Fattori di sviluppo sia a livello sociale che economico che caratterizzano questo territorio anche oggi, nonostante le trasformazioni e la crisi economica in atto».

“Di terra e di pietra” è un volume che ripercorre il passato ma che può definirsi come fortemente attuale. Quale è l’insegnamento più importante che si può trarre dal libro?
«La straordinarietà di questo volume è proprio questa, perché generalmente da uno studio antropologico è difficile tirar fuori dei messaggi. “Di terra e di pietra” fa eccezione perché la ciclicità della storia fa emergere dal libro messaggi forti e attuali. Il volume va ripercorso soprattutto con la memoria delle persone che vissero questo totale stravolgimento di vita e questo passaggio da una cultura contadina-mezzadrile a quella operaia. Ed emergono due aspetti fondamentali secondo me. Il primo è che tutti si misero in gioco. Viviamo in un’epoca difficile in cui molti dei diritti acquisiti in passato devono essere ridiscussi e ricollocati nell’attualità. E il ripercorrere la memoria dei cavatori di Rapolano del Novecento è indubbiamente un’operazione importante di riflessione anche per il giorno d’oggi. Il secondo aspetto che emerge dal volume è quello dell’importanza della memoria storica, quello che, per intendersi, ci porta a ripercorre le vicende ed anche gli errori commessi in passato per evitare di farne di nuovi in futuro. In Italia oggi, si fa un gran parlare e discutere delle modifiche alla Legge sul lavoro ed in questo contesto è estremamente importante ricordare le conquiste, a livello di diritti, fatte nel tempo. E contemporaneamente tenere in considerazione soprattutto i loro valori fondanti. Perché dietro ogni singolo operaio, dietro ogni lavoratore, c’è una famiglia che si muove e c’è un mondo che vive profondamente, sulla propria pelle, le trasformazioni dell’epoca in cui si vive».

Andrea Frullanti


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